E’ legale installare telecamere sulla strada

Secondo la Cassazione: “Un privato può installare telecamere sulla strada”

Grandi novità’ in ambito sicurezza e videosorveglianza! Per un privato è legale installare telecamere  sulla strada attorno alle mura perimetrali esterne di palazzi e singole abitazioni e puntate a riprendere ciò che accade nella pubblica strada. Secondo una sentenza della Cassazione, i cittadini che le posizionano per tutelare la sicurezza dei loro beni non commettono alcun reato nei confronti di altre persone. Permane tuttavia l’obbligo di apporre in maniera visibile i cartelli dove si comunica che l’area e’ sottoposta a videosorveglianza.

Secondo i Giudici, infatti, “il fatto non sussiste”. Due proprietari di diversi appartamenti di uno stabile a Chieti, condannati a sei mesi di reclusione per “violenza privata”, che avevano installato telecamere “a snodo telecomandabile per ripresa visiva e sonora orientate su zone e aree aperte al pubblico transito”.
Il caso era nato da delle lamentele e conseguenti denunce da parte di cittadini che si sentivano “spiati” e lesi nella loro sfera privata in quanto si sentivano “controllati”. Secondo la Cassazione, però, il danno, o meglio, il fastidio arrecato e’ minimo ed ha un peso sicuramente inferiore confrontato con l’esigenza di tutelare la sicurezza delle proprietà private.

Diciamolo francamente: non lamentiamoci di una telecamera atta a garantire la sicurezza ed “a scoraggiare” malintenzionati, visto che acconsentiamo giornalmente a farci controllare dai vari servizi telematici impiantati nei nostri irrinunciabili smartphones!

Secondo me, invece, questo e’ un grande passo, un esempio di buonsenso burocratico, che semplifica, almeno in parte, un problema gravoso! La sicurezza non deve essere ostacolata ma incentivata. Di sicuro va regolamentata, e di fatto lo e’, in quanto non si possono pubblicare deliberatamente immagini che violano la privacy, ed anche la registrazione va limitata secondo le prescrizioni di legge ed utilizzata solo al fine di eventuali indagini a seguito di dolo.

Come in tutte le cose ci vuole un po di buonsenso.

Quindi da oggi, come abbiamo detto, e’ legale installare telecamere sulla strada! Possiamo installare con più tranquillità un sistema di videosorveglianza che permette di tenere sotto controllo i nostri beni nonché i nostri cari e forse ci restituisce un pò di quella sicurezza che molto spesso cerchiamo!

Fonte: ANSA

Linee guida per l’installazione delle colonnine di ricarica per veicoli elettrici

Recentemente il Dipartimento dei Vigili del Fuoco ha emesso una circolare con allegate le linee guida per l’installazione delle colonnine di ricarica per veicoli elettrici.

Visto l’aumento esponenziale nella diffusione delle offerte per i veicoli elettrici da parte dei maggiori produttori e vista la crescente spinta sulla “Green Power”, con l’aumento delle infrastrutture per la gestione e ricarica dei mezzi a propulsione ecologica, c’e speranza che ci sia una conseguente riduzione dei costi, il che presumibilmente potrà portare ad un trend di offerte tale da consentire di ottenere dei mezzi a prezzi più “abbordabili” per il consumatore medio.

Per il momento… aspettiamo fiduciosi!

Nel frattempo riporto il testo della circolare e delle linee guida

Buona lettura!

MINISTERO DELL’INTERNO

DIPARTIMENTO DEI VIGILI DEL FUOCO, DEL SOCCORSO PUBBLICO E DELLA DIFESA CIVILE DIREZIONE CENTRALE PER LA PREVENZIONE E LA SICUREZZA TECNICA

Circolare n. 2/2018

 

Prot. n. 0015000

Roma, 05 novembre 2018

 

OGGETTO: Linee guida per l’installazione di infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici.

 

In allegato si trasmettono le Linee guida in argomento presentate al Comitato centrale tecnico scientifico per la prevenzione incendi, di cui all’art. 21 del D. Lgs. 139/2006 e s.m.i.

La legislazione europea, recepita da quella nazionale, ha da tempo avviato un processo finalizzato alla riduzione della dipendenza dei trasporti dal petrolio incoraggiando, con diversi atti normativi, lo sviluppo delle infrastrutture per i combustibili alternativi.

In particolare si evidenziano i seguenti provvedimenti:

  • White Paper on Transport (2011): incoraggia a tagliare la dipendenza dei trasporti dal petrolio e pone l’obiettivo della riduzione del 60% dell’emissione del greenhouse gases (GHG) dovuta ai trasporti a partire dal
  • Clean Power for Transport Package (CPT- 2013): con l’obiettivo di ridurre, gradualmente, la dipendenza europea dal petrolio attraverso l’uso di energie alternative nei trasporti e di realizzare la necessaria infrastruttura, con l’ausilio di specifiche tecniche
  • Direttiva 2014/94/UE sulla realizzazione di un’infrastruttura per i combustibili alternativi (DAFI).

L’allegato II precisa le caratteristiche delle specifiche tecniche per lo sviluppo di infrastrutture di ricarica di veicoli elettrici (stazioni di ricarica, connettore e corrispondenti prese per la mobilità elettrica) per energie alternative.

  • Decreto Legislativo 16 dicembre 2016, 257: riportante “Disciplina di attuazione della direttiva 2014/94/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014, sulla realizzazione di una infrastruttura per i combustibili alternativi”.

Il progressivo aumento del numero di veicoli elettrici ed il previsto aumento delle infrastrutture di ricarica di tali veicoli, installate sia in ambito pubblico che in ambito privato, rendono necessaria la valutazione del possibile rischio di incendio e/o di esplosione connesso a tali infrastrutture, a maggior ragione se installate nell’ambito di attività soggette al controllo dei vigili del fuoco.

Tale valutazione è attualmente limitata dal fatto che i veicoli elettrici hanno iniziato a diffondersi solo di recente e, pertanto, i dati statistici a disposizione sono ancora scarsamente significativi.

Un apposito gruppo di lavoro, costituito da tecnici dei vigili del fuoco, rappresentanti di aziende elettriche installatrici di infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici, rappresentanti delle case automobilistiche costruttrici di veicoli elettrici e/o ibridi (CUNA), rappresentanti del Comitato Elettrotecnico Italiano (CEI), ricercatori e studiosi (ENEA, Università) e professionisti antincendio, ha raccolto i dati disponibili a livello nazionale ed internazionale ed ha concluso che, allo stato attuale, non risulta che i veicoli elettrici presentino un livello di rischio di incendio e/o esplosione maggiore rispetto ai veicoli tradizionali; inoltre, le stazioni di ricarica delle batterie dei veicoli elettrici, allo stato attuale, risultano presentare rischi di natura prettamente elettrica.

Non si esclude che eventuali nuove ricerche, soprattutto a seguito dall’attività sperimentale condotta sul comportamento delle batterie a ioni di litio sottoposte ad abuso termico, abuso elettrico ed urto, possano rendere opportuno la revisione delle Linee guida.

Pertanto, esse possono costituire un utile riferimento progettuale ai fini antincendio per le infrastrutture per la ricarica conduttiva dei veicoli elettrici installate nell’ambito di un’attività, nuova od esistente, soggetta ai controlli di prevenzione incendi.

Le infrastrutture per la ricarica dei veicoli elettrici non rientrano fra le attività soggette ai controlli di prevenzione incendi ai sensi dell’Allegato I del D.P.R. n. 151 del 1 agosto 2011 “Regolamento recante semplificazione della disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione incendi, a norma dell’articolo 49 comma 4-quater, decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122”.

Qualora l’installazione di un’infrastruttura di ricarica per veicoli elettrici avvenga in un’attività soggetta al controllo dei VV.F., essa comporta una modifica da considerare secondo le fattispecie di seguito indicate:

  1. l’installazione di infrastrutture nuove realizzate secondo le indicazioni riportate nelle Linee guida allegate nonché l’installazione di infrastrutture poste in funzione prima della pubblicazione delle stesse Linee guida e realizzate secondo la regola dell’arte ed adeguate alle misure riportate nella sezione 5 di tali Linee guida è considerata una modifica non rilevante ai fini della sicurezza antincendio e per essa si applicano le procedure

di cui all’art. 4, comma 8 del D.M. 7 agosto 2012, prevedendo l’obbligo da parte del responsabile dell’attività dell’acquisizione immediata di tutta la documentazione atta a dimostrare la conformità dell’installazione stessa; tale modifica dovrà, successivamente, essere documentata al Comando dei vigili del fuoco competente in occasione del rinnovo periodico di conformità antincendio;

  1. l’installazione di infrastrutture non realizzate secondo le indicazioni di cui al precedente punto 1, sono considerate, invece, modifiche rilevanti ai fini della sicurezza antincendio, nel rispetto di quanto indicato dall’art. 4, comma 6 del P.R. 1° agosto 2011, n. 151.

ALLEGATO

 

 1. CAMPO DI APPLICAZIONE

Costituiscono oggetto delle seguenti Linee guida le infrastrutture per la ricarica conduttiva dei veicoli elettrici targati installate nell’ambito di attività, nuove o esistenti, soggette al controllo dei VVF, ai sensi del D.P.R. n. 151 del 1° agosto 2011.

2.  TERMINI E DEFINIZIONI

Le seguenti definizioni sono desunte, in generale, dalle vigenti norme e guide di settore, cui si farà riferimento ai fini delle presenti Linee guida.

2.1  Veicolo Elettrico

Veicolo la cui propulsione è fornita anche o solo da un motore elettrico che assorbe corrente da una batteria ricaricabile utilizzando l’energia fornita da una sorgente esterna al veicolo, quale la rete elettrica domestica o pubblica, costruito principalmente per l’impiego sulla pubblica via, su strade o autostrade

Nella definizione di veicolo elettrico sono compresi i veicoli elettrici leggeri ma comunque targati.

2.2  Punto di connessione

Il punto in cui un veicolo elettrico viene collegato all’impianto fisso.  Il punto di connessione è una presa fissa oppure un connettore mobile.

2.3. Ricarica conduttiva

Trasferimento di energia a un veicolo elettrico tramite la connessione elettrica a una rete di alimentazione pubblica o privata.

2.4  Connettore mobile

Dispositivo di accoppiamento del veicolo che è integrato a un cavo flessibile.

2.5  Connettore fisso del veicolo

Dispositivo di accoppiamento del veicolo che è incorporato o fissato al veicolo elettrico.

2.6  Presa fissa

Elemento installato nell’impianto fisso per la connessione all’impianto di un cavo flessibile dotato di spina.

2.7  Spina

Elemento, parte integrante di un cavo flessibile, che si connette con una presa fissa.

2.8  Cavo di alimentazione

Cavo flessibile, dotato di spina e/o di connettore mobile, per stabilire la connessione elettrica tra il veicolo elettrico e l’infrastruttura di ricarica.

Esso  può  essere  permanentemente  fissato  al  veicolo  elettrico  (p.to  2.9,  caso  A),  permanentemente  fissato all’apparecchiatura di ricarica (p.to 2.9, caso C) o rimovibile (p.to 2.9, caso B).

2.9  Tipi di connessione

I tipi di connessione attualmente normati in ambito internazionale per la carica dei veicoli elettrici sono 3 in funzione del lato o dei lati dotati di connessione non fissa (attualmente CEI EN 61851-1):

  • A: il veicolo elettrico è connesso al punto di carica utilizzando un cavo di alimentazione e una spina permanentemente fissati al veicolo stesso;
  • B: il veicolo elettrico è connesso al punto di carica utilizzando un cavo di alimentazione rimovibile provvisto di connettore mobile e spina mobile per il collegamento alla presa di alimentazione in a.;
  • C: il veicolo elettrico è connesso al punto di carica utilizzando un cavo di alimentazione e un connettore mobile permanentemente fissati all’infrastruttura di

2.10  Modi di carica

  • Modo 1: collegamento del veicolo elettrico alla rete di alimentazione in a. utilizzando prese e spine normate fino a 16 A oppure ordinarie prese e spine per uso domestico o industriale oppure prese e spine speciali ma comunque conformi ad una norma internazionale IEC.
  • Modo 2: collegamento del veicolo elettrico alla rete di alimentazione in a. utilizzando prese e spine conformi ad uno standard IEC ma con corrente nominale fino a 32 A. È prevista una protezione supplementare garantita da un box di controllo (PWM) collocato sul cavo tra il veicolo elettrico e la stazione di ricarica e contenente, oltre ai dispositivi per alcune funzioni di controllo, anche un differenziale da 30 mA.
  • Modo 3: collegamento del veicolo elettrico alla rete in a. di alimentazione utilizzando apparecchiature di alimentazione dedicate installate permanentemente nell’impianto (stazioni di ricarica). La norma internazionale (attualmente CEI EN 61851-1) richiede un contatto pilota di controllo (PWM) tra il sistema di alimentazione e il veicolo elettrico con le seguenti funzioni:
    • verifica inserimento dei connettori,
    • verifica continuità del conduttore di protezione,
  • funzione di controllo
  • Modo 4: è l’unico modo di carica che prevede il collegamento indiretto del veicolo elettrico alla rete in a. di alimentazione utilizzando un convertitore esterno (caricabatteria) e un conduttore pilota di controllo che si estende alle attrezzature permanentemente collegate alla rete. Con il modo di carica 4 il caricabatterie non è più a bordo del veicolo ma nella stazione di ricarica.

2.11  BMS (Battery Management System)

Sistema elettronico di bilanciamento e controllo che permette di monitorare ed equalizzare la carica della batteria controllando anche la scarica. Ogni sistema deve essere dimensionato in funzione del tipo di utilizzo che viene fatto della batteria e della presenza di eventuali altri dispositivi di controllo.

2.12  Stazione di ricarica o infrastruttura di ricarica per veicoli alimentati ad energia elettrica

Un’infrastruttura elettrica, incluso il punto di ricarica, che per la sua realizzazione richiede una nuova connessione alla rete di distribuzione elettrica o una modifica della connessione esistente.

2.13  Punto di ricarica

Un punto di ricarica come definito all’art. 2, comma 1, lettere c), d), e), g) e h), del decreto legislativo 16 dicembre 2016 n. 257.

2.14  Decreto retrofit

D.M. 1° dicembre 2015, n. 219: “Regolamento recante sistema di riqualificazione elettrica destinato ad equipaggiare autovetture M e N1” che disciplina le procedure per l’approvazione nazionale, ai fini dell’omologazione, e le procedure di installazione di sistemi di riqualificazione elettrica su veicoli delle categorie internazionali M1, M1G, M2, M2G, M3, M3G, N1 e N1G, immatricolati originariamente con motore termico.

2.15  Omologazione

Procedura con cui uno Stato membro UE certifica che un tipo di veicolo, sistema, componente o entità tecnica è conforme alle pertinenti disposizioni amministrative e prescrizioni tecniche. Un’auto elettrica derivata da un modello a propulsione tradizionale non crea un nuovo «tipo» ma solo una nuova variante.

Ciò consente di effettuare solo le prove di omologazione per le specificità elettriche, mentre per tutte le altre caratteristiche valgono le omologazioni già effettuate.

2.16  Sistema di ricarica dei veicoli elettrici

È costituito dai seguenti elementi:

  1. la stazione di ricarica;
  2. la connessione fra stazione di ricarica e veicolo;
  3. il veicolo elettrico

3.  REQUISITI TECNICI

Gli obiettivi di sicurezza antincendio, ai fini della prevenzione incendi, per le infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici sono i seguenti:

  • limitare la probabilità di costituire causa di incendio o di esplosione;
  • limitare la propagazione di un incendio all’interno degli ambienti di installazione e contigui;
  • non  rendere   inefficaci   le   altre   misure   antincendio,   con   particolare   riferimento   agli   elementi   di compartimentazione, qualora presenti;
  • consentire agli occupanti di lasciare gli ambienti in condizione di sicurezza;
  • consentire alle squadre di soccorso di operare in condizioni di sicurezza;
  • essere disattivabili, o altrimenti gestibili, a seguito di

L’osservanza delle indicazioni di seguito riportate garantisce il raggiungimento degli obiettivi sopra citati; in alternativa dovrà essere effettuata una specifica valutazione del rischio incendio e/o esplosione da parte di un tecnico abilitato e dovranno essere adottate le conseguenti misure di prevenzione e protezione che garantiscano comunque il raggiungimento dei predetti obiettivi.

Nella valutazione del rischio incendio e/o di esplosione deve essere tenuto in considerazione che alcune tipologie di batterie (esempio le batterie agli ioni di litio o polimeri di litio) non emettono gas durante la fase di ricarica.

Gli elementi che costituiscono il sistema di ricarica dei veicoli elettrici devono essere progettati, realizzati e mantenuti nel rispetto della regola dell’arte.

In particolare, si considerano a regola dell’arte le stazioni di ricarica e i sistemi di connessione per veicoli elettrici che risultino conformi alle Norme CEI 64-8 parte 7, sezione 722, norme serie CEI EN 61851 e Norme serie CEI EN 62196.

  • Stazione di ricarica

In via prioritaria, dovranno essere valutati i rischi da interferenza fra la stazione di ricarica ed altri impianti o depositi di materiali infiammabili e/o combustibili eventualmente presenti, come per esempio distributori di carburanti, al fine di individuare eventuali situazioni che possano comportare un aggravio del rischio di incendio, richiedendo l’adozione di ulteriori misure mitigative.

Inoltre, la stazione di ricarica deve avere le seguenti caratteristiche:

  1. essere dotata di un dispositivo di comando  di sgancio di emergenza, ubicato  in posizione segnalata ed accessibile anche agli operatori di soccorso, che determini il sezionamento dell’impianto elettrico nei confronti delle sorgenti di Qualora sia presente un comando generale di sgancio elettrico di emergenza a servizio dell’intera attività, tale comando deve agire anche sulla stazione di ricarica;
  2. utilizzare un modo di carica Modo 3 o Modo 4, come definiti al to 2.10;
  3. essere dotata di estintori portatili idonei all’uso su impianti o apparecchi elettrici in tensione, in aggiunta a quelli già previsti, in ragione di uno ogni 5 punti di connessione o frazione, collocati in posizione segnalata, sicura e facilmente

L’area in cui è ubicata la stazioni di ricarica ed i suoi accessori deve essere segnalata con idonea cartellonistica.

La predetta cartellonistica deve essere collocata in posizione facilmente visibile anche da terzi e deve riportare la seguente dicitura:

STAZIONE DI RICARICA PER VEICOLI ELETTRICI

Nel caso in cui il veicolo elettrico sia connesso al punto di carica utilizzando un cavo di alimentazione e un connettore mobile permanentemente fissati all’infrastruttura (connessione Caso C del precedente punto 2.9), nei pressi della stazione di ricarica deve essere riportato, con apposito cartello/etichetta, l’obbligo di ispezionare a vista il cavo prima di ciascun utilizzo.

Nei luoghi con accesso del pubblico, ad integrazione dei controlli ordinari già previsti, tali ispezioni devono essere effettuate con cadenza settimanale da parte del gestore dell’attività soggetta, ed annotate su apposito registro dei controlli.

I dispositivi di sezionamento di emergenza devono essere individuati con la segnaletica di sicurezza di cui al titolo V del D. Lgs. 81/2008.

In caso di presenza di gas, vapori, nebbie infiammabili o polveri combustibili, al fine di evitare i pericoli determinati dalla presenza di eventuali inneschi elettrici, le stazioni di ricarica dovranno essere installate all’esterno delle zone classificate (nei luoghi di lavoro tale classificazione dovrà essere effettuata ai sensi del D. Lgs. 81/2008 – allegato XLIX).

  • Connessione fra stazione di ricarica e veicolo

I tipi di connessione possono essere tre, come riportato al p.to 2.9. Inoltre:

  • al fine di prevenire gli effetti termici pericolosi, l’isolamento del cavo di connessione per la carica deve resistere all’usura;
  • il cavo di connessione deve essere verificato a vista prima di ciascun utilizzo;
  • qualora il cavo di alimentazione per la carica sia dotato di schermatura metallica, la stessa deve essere messa a
  • Caratteristiche del veicolo elettrico

Il veicolo elettrico deve essere omologato secondo la normativa vigente, mantenuto in efficienza e sottoposto con esito positivo alle revisioni di legge.

4.  INDICAZIONI PER LE AUTORIMESSE PUBBLICHE

L’installazione delle infrastrutture di ricarica nelle autorimesse pubbliche, successivamente alla data di pubblicazione delle presenti Linee guida, deve essere prevista in un’unica area/settore.

Qualora le autorimesse si sviluppino su più piani o siano suddivise in compartimenti, l’area/settore per l’installazione delle infrastrutture di ricarica deve essere localizzata nel piano e/o nel compartimento che possa garantire le condizioni migliori per l’operatività antincendio. Ad esempio, si deve privilegiare il piano di riferimento ovvero il piano fuori terra a quota inferiore ovvero il piano interrato a quota superiore.

5.  INFRASTRUTTURE DI RICARICA ESISTENTI

Le infrastrutture di ricarica esistenti alla data di emanazione delle presenti Linee guida devono essere adeguate alle seguenti misure tecniche:

  • essere dotate di un dispositivo di comando di sgancio di emergenza, ubicato in posizione segnalata ed accessibile anche agli operatori di soccorso, che determini il sezionamento dell’impianto elettrico nei confronti delle sorgenti di Qualora sia presente un comando generale di sgancio elettrico di emergenza a servizio dell’intera attività, tale comando deve agire anche sulla stazione di ricarica;
  • l’area in cui sono ubicati la stazione di ricarica ed i suoi accessori deve essere conforme al punto a) della precedente sezione 3 per quanto attiene la cartellonistica e la dotazione di estintori portatili;
  • nei pressi della stazione di ricarica con tipo di connessione Caso C del precedente punto 9, deve essere riportato, con apposito cartello/etichetta, l’obbligo di ispezionare a vista il cavo prima di ciascun utilizzo. Nei luoghi con accesso del pubblico, ad integrazione dei controlli ordinari già previsti, tali ispezioni devono essere effettuate con cadenza settimanale da parte del gestore dell’attività soggetta, ed annotate su apposito registro dei controlli;
  • le caratteristiche della connessione fra stazione di ricarica e veicolo devono essere conformi al punto b) della precedente sezione 3;
  • le caratteristiche del veicolo elettrico devono essere conformi al punto c) della precedente sezione

6.  DOCUMENTAZIONE TECNICA

Fatto salvo quanto previsto dal DM 7 agosto 2012 in relazione alla documentazione da allegare ai procedimenti di prevenzione incendi, di seguito si riporta la documentazione tecnica da rendere disponibile in occasione dei controlli:

  • relazione sulle caratteristiche tecniche della/delle infrastrutture di ricarica che deve contenere almeno i particolari costruttivi/installativi tra cui: le dimensioni, i colori, l’interfaccia con l’utente (tipologia del modo di carica), gli standard delle prese di cui all’allegato del decreto legislativo 257 del 16 dicembre 2016, le modalità di accesso, eventuali misure di protezione dall’incendio/esplosione adottate;
  • numero delle infrastrutture di ricarica previste dal progetto, indicazione del proprietario del punto di ricarica e del soggetto che provvederà alla gestione e manutenzione ordinaria delle infrastrutture;
  • le modalità e le attività di informazione e comunicazione previste per gli utenti;
  • dichiarazione di conformità aggiornata dell’impianto elettrico, ai sensi del M. 37/2008, con esplicito riferimento alla normativa che è stata applicata.

La documentazione di cui ai primi tre punti dell’elenco precedente coincide con quella prevista dal DM Infrastrutture e Trasporti del 3 agosto 2017 riportante “Individuazione delle dichiarazioni, attestazioni, asseverazioni, nonché degli elaborati tecnici da presentare a corredo della segnalazione certificata di inizio attività per la realizzazione delle infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici”.

7.  VERIFICHE

Periodicamente e ad ogni trasformazione, ampliamento o modifica della stazione di ricarica che determini una variazione delle caratteristiche elettriche nominali della stessa dovranno essere eseguite e documentate le verifiche previste dalla normativa vigente.

Fonte: Ministero dell’Interno e Dipartimento dei Vigili del Fuoco

Ecobonus 2019: requisiti, importi e come funziona

Ecobonus 2019, proroga ufficiale: ecco requisiti, importi, lavori ammessi in detrazione fiscale del 50% e del 65% e come funziona l’agevolazione per i lavori volti al risparmio energetico.

Ecobonus 2019: requisiti, importi e come funziona: la proroga della detrazione fiscale del 65% e del 50% è stata confermata con l’ok definitivo alla Legge di Bilancio.

Anche per i lavori avviati a partire dal 1° gennaio 2019 sarà possibile richiedere l’ecobonus, la detrazione fiscale finalizzata al miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici.

Nelle righe che seguono vedremo come funziona l’ecobonus e quali sono i lavori per i quali è possibile beneficiare del bonus Irpef in dichiarazione dei redditi. Non cambia molto nel 2019, anche se dovrebbe essere emanato un apposito decreto con novità importanti.

Ancora non è chiaro quale sarà il destino di importi detraibili e requisiti per l’accesso alla detrazione fiscale.

In una nota pubblicata da Confartigianato si legge che la proroga dell’ecobonus che entrerà in Legge di Bilancio 2019 sarà accompagnata da una revisione al rialzo dei requisiti d’accesso.

Si tratta di una modifica prevista dalla scorsa Legge di Bilancio, rimasta per il momento inattuata.

In attesa di ulteriori novità, facciamo di seguito il punto su cos’è e come funziona l’ecobonus 2019 per i lavori in casa finalizzati al risparmio energetico, analizzando le istruzioni fornite in merito dall’Agenzia delle Entrate.

Ecobonus 2019, proroga ufficiale: ecco requisiti e lavori ammessi in detrazione

La Legge di Bilancio 2019 ha prorogato i principali bonus per i lavori in casa, tra i quali per l’appunto l’ecobonus.

La detrazione per il risparmio energetico consente di beneficiare di uno sconto Irpef pari al 50% o al 65% della spesa sostenuta, in relazione alla tipologia di lavoro effettuato, percentuale che sale fino al 75% nel caso di lavori in condominio.

Nello specifico, la detrazione per interventi sulle abitazioni riguarda tutti gli interventi e le spese sostenute ai fini di:

  • miglioramento termico dell’edificio (coibentazioni, pavimenti, finestre e infissi);
  • installazione di pannelli solari;
  • sostituzione di impianti di climatizzazione invernale;
  • interventi di domotica, cioè installazione di dispositivi multimediali per il controllo a distanza degli impianti di riscaldamento.

Detrazione lavori ecobonus 2019 a tre aliquote: ecco le regole e i lavori ammessi

La scorsa Legge di Bilancio ha modificato notevolmente le regole per l’accesso alla detrazione, stabilendo tre aliquote differenziate in base alla tipologia di spesa sostenuta.

Ecco la percentuale di detraibilità differenziato in base alla tipologia di lavori effettuati:

  • Detrazione ecobonus 50% per i seguenti interventi
    • interventi relativi alla sostituzione di finestre comprensive d’infissi;
    • schermature solari;
    • caldaie a biomassa;
    • caldaie a condensazione, che continuano ad essere ammesse purché abbiano un’efficienza media stagionale almeno pari a quella necessaria per appartenere alla classe A di prodotto prevista dal regolamento (UE) n.18/2013.
    • Le caldaie a condensazione possono, tuttavia, accedere alle detrazioni del 65% se oltre ad essere in classe A sono dotate di sistemi di termoregolazione evoluti appartenenti alle classi V, VI o VIII della comunicazione della Commissione 2014/C 207/02.
  • Detrazione ecobonus 65% per i seguenti interventi
    • interventi di coibentazione dell’involucro opaco;
    • pompe di calore;
    • sistemi di building automation;
    • collettori solari per produzione di acqua calda;
    • scaldacqua a pompa di calore;
    • generatori ibridi, cioè costituiti da una pompa di calore integrata con caldaia a condensazione, assemblati in fabbrica ed espressamente concepiti dal fabbricante per funzionare in abbinamento tra loro.
  • Detrazione ecobonus al 70% o 75% per i seguenti interventi
    • interventi di tipo condominiale. Attenzione: tale detrazione vale per le spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 con il limite di spesa di 40.000 euro moltiplicato per il numero di unità immobiliari che compongono l’edificio. Qualora gli stessi interventi siano realizzati in edifici appartenenti alle zone sismiche 1, 2 o 3 e siano finalizzati anche alla riduzione del rischio sismico determinando il passaggio a una classe di rischio inferiore, è prevista una detrazione dell’80%.
    • Con la riduzione di 2 o più classi di rischio sismico la detrazione prevista passa all’85%. Il limite massimo di spesa consentito, in questo caso passa a 136.000 euro, moltiplicato per il numero di unità immobiliari che compongono l’edificio.

Importo massimo detraibile

Non solo la percentuale di detraibilità ma anche l’importo massimo di spesa ammessa all’ecobonus cambia in base alla tipologia di lavorio effettuato.

Il limite massimo detraibile è pari a:

  • 100.000 euro per gli interventi di riqualificazione energetica;
  • 60.000 euro per gli interventi sull’involucro dell’edificio;
  • 30.000 euro per la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale, ovvero installazione di impianti dotati di caldaie a condensazione, pompe di calore ad alta efficienza e impianti geotermici a bassa entalpia;
  • 60.000 euro per l’installazione di pannelli solari utili alla produzione di acqua calda per usi domestici o industriali e per la copertura del fabbisogno di acqua calda in piscine, strutture sportive, case di ricovero e cura, istituti scolastici e università

Chi può richiedere l’ecobonus

La detrazione fiscale per interventi volti al risparmio energetica e alla riqualificazione della propria abitazione e del condominio, ovvero quanto previsto dall’ecobonus 2019 è rivolta a tutti i contribuenti, anche i titolari di reddito di impresa, che risultino possessori di un immobile in favore del quale vengono posti in essere interventi di riqualificazione energetica.

Potranno richiedere la detrazione fiscale anche i contribuenti incapienti in relazione alle spese sostenute in edifici privati: si tratta, in pratica, di chi ha redditi esentasse in quanto inferiori al minimo.

  • i contribuenti che conseguono reddito d’impresa (persone fisiche, società di persone, società di capitali);
  • le associazioni tra professionisti;
  • gli enti pubblici e privati che non svolgono attività commerciale;
  • persone fisiche ovvero: titolari di un diritto reale sull’immobile, condomini per gli interventi sulle parti comuni, inquilini, coloro che possiedono un immobile in comodato, familiari o conviventi che sostengono le spese.

La detrazione fiscale è riconosciuta soltanto su lavori di riqualificazione energetica effettuati su unità immobiliari ed edifici residenziali esistenti. Non sono ammesse in detrazione le spese sostenute in corso di costruzione di un nuovo immobile.

Ecobonus 2019: novità in arrivo?

Non è chiaro se saranno introdotte novità in merito alle percentuali di detrazione o se queste resteranno pari al 50% e al 65% così come previsto dalla scorsa manovra.

Per i lavori sul risparmio energetico già a luglio si era parlato di un nuovo decreto del MISE che avrebbe modificato i limiti di spesa per i lavori ammessi in detrazione fiscale.

Ecobonus 2019, ipotesi nuovi limiti di spesa

Se la proroga è certa, è ancora poco chiaro come sarà l’ecobonus dal 2019.

La bozza del decreto del MISE, MEF e MIT resa nota nello scorso mese di luglio stabiliva nuovi criteri e limiti di spesa per il calcolo della detrazione fiscalesui lavori di risparmio energetico.

Il decreto, ancora non approvato ma espressamente previsto dalla scorsa Legge di Bilancio per adeguare i limiti d’importo agevolabili, fermi dal 2009, stabiliva che la spesa massima detraibile fosse calcolata in base al metro quadro o al kw.

Immediata conseguenza delle novità che potrebbero, a questo punto, prendere il via a partire dal 1° gennaio 2019 sarebbe una riduzione dell’importo agevolabile con l’ecobonus.

Le novità, tra l’altro, non riguarderebbero soltanto l’importo massimo di spesa detraibile ma anche gli adempimenti necessari per beneficiare della detrazione del 50% o del 65%, con nuove regole in merito alla compilazione del bonifico parlante.

Cosa potrebbe cambiare dal 2019? I limiti di spesa dell’ecobonus verrebbero calcolati al metro quadro o in base ai kilowatt.

Il tetto di spesa che sarà necessario rispettare sarà duplice: da un lato quello globale per tutte le spese sostenute e dall’altro i valori unitari per ciascuna delle spese detraibili.

Anche sul tetto di spesa globale, inoltre, si parla di una possibile pesante riduzione.

FONTE: https://www.informazionefiscale.it/ecobonus-2019-proroga-detrazione-novita-requisiti-importi

Solar Storage. Ne vale la spesa?

Accumulatori per impianti solari, o più comunemente… Solar storage. Ne vale la spesa? A fronte del costo importante che si va a sostenere si hanno davvero vantaggi? Facciamo un passo indietro. Ad oggi in assenza di incentivi, il boom degli impianti solari in ambito domestico e’ sceso sensibilmente. Se poi analizziamo nello specifico cosa ha portato molti clienti ad installare un impianto FV… diciamo che la “magic word” incentivo ha fatto la sua parte. Di fatto molte persone si sono “lanciate” nell’acquisto anni fa grazie all’apertura dei vari conti energia che ahimè… sono terminati.

Intendiamoci, anche oggi qualche beneficio da poter sfruttare esiste, anche se sotto forma di recupero fiscale. Però di fatto nel settore residenziale l’unica forma utile di sfruttare un impianto solare e’ di utilizzare un servizio di rimessa diretta o di Scambio sul Posto, anche perché le persone “comuni” di giorno lavorano. Ed a meno di frigorifero e congelatore e, perché no, un ciclo di lavaggio, la corrente prodotta viene immessa in rete.

E’ qui entrano in gioco i sistemi di accumulo. Un sistema di accumulo tra i “più rinomati” ( come al solito senza fare nomi ) costa tra i 7.000 e gli 8.000 euro. Prendiamo per buona  quest’ultima cifra che include materiale, installazione e pratiche di autorizzazione ( si, non si può montare e via… come del resto succede con l’impianto FV ).

Su questo importo bisogna mettere in conto che il 50% può essere ammortato con il recupero fiscale. quindi parliamo di ben 4000 euro. Divisi per 10 anni parliamo di 400 euro di recupero fiscale.
Pero’ bisogna fare attenzione, se avessimo “solo” da pagare 300 euro, 100 euro di ammortamento andrebbero persi!
Ma diciamo che siamo fortunati ed andiamo a pari. Questo e’ il primo elemento da valutare!

Restano 4.000 euro da recuperare, quindi parliamo di 400 euro all’anno che sono poco meno di 34 euro al mese. Questa e’ la cifra che dobbiamo risparmiare sulla bolletta per andare in pari.
Se analizziamo le bollette, tra spese di gestione, trasporto e componente energia, la corrente utilizzata ha un’incidenza di circa il 40/45% della bolletta. Analizziamo la cifra minore, ovvero 40%: 34 euro da recuperare significano che ipotizzando di alimentare l’abitazione praticamente in “OFF GRID” ( ovvero senza utilizzare la corrente in prelievo ) la nostra bolletta senza impianto dovrebbe essere di circa 170 euro a bimestre. Cosi andremmo in pari. Ma non dimentichiamoci dell’impianto FV, anche quello e’ in fase di ammortamento.

Teniamo anche presente che la corrente che non immettiamo nella rete durante il giorno per ricaricare la batteria, non ci viene pagata dal GSE sul contratto di scambio sul posto. Una volta che la batteria e’ carica logicamente lo scambio sul posto torna a”pagare”.

Per sintetizzare, la prima cosa da fare e’ analizzare i nostri consumi. Una buona analisi energetica può farci capire quanto consumiamo nelle varie fasce orarie giornaliere. Fatta questa analisi possiamo fare dei ragionamenti sui consumi, soprattutto serali, che abbiamo giornalmente. In base a quello si può decidere il taglio dell’accumulo, considerando anche l’impianto FV in nostro possesso. Anche perché i tempi di ricarica logicamente cambiano in base a kW prodotti dal fotovoltaico, oltre al fatto che l’impianto non produce sempre la stessa quantita’ di energia durante il giorno.

Per concludere facciamo ancora due valutazioni. L’accumulo ha un ulteriore vantaggio. Non ci lascia a terra durante i black out!

C’e’ poi chi opta per utilizzare l’impianto FV con storage per alimentare in autonomia l’impianto di riscaldamento/condizionamento, considerando che adesso i climatizzatori e le pompe di calore hanno delle efficienze altissime a fronte di consumi relativamente bassi.

Se avete bisogno di qualche dritta o di ragionare su una possibile soluzione… scriveteci!

Progettazione